Elisabetta Mandrioli

Fotografia e thanatos

29-08-2013 02:44

"La fotografia, ... nella sua sostanziale ambiguità, evoca, sì, la morte, in quanto blocca e congela la vita nel suo libero fluire, ma esprime così anche tutta la sua forza, nella misura in cui questo le consente, in senso lato, di sottrarre qualcosa alla caducità ... Il fotografare nasce come un gesto di difesa, che vuole conservare le cose che si perdono. È quindi, da questo punto di vista, un atto di ribellione contro la caducità e la morte. Ma è un gesto disperato, su cui già incombe quella morte che si vorrebbe negare. ... Philippe Dubois, a proposito del taglio che [la fotografia] opera nello spazio e nel tempo - 'da un tempo evolutivo a un tempo fisso, dall’istante alla perpetuazione, dal movimento all’immobilità, dal regno dei vivi al regno dei morti, dalla luce alle tenebre, dalla carne alla pietra' -, parla della 'foto come tanatografia'" (Stefano Ferrari, Il perturbante della fotografia. Qualche indagine sulle implicazioni psicologiche del fotografare, Studi di Estetica, 14/1996; Stefano Ferrari, Alcuni rilievi sul rapporto tra fotografia e morte, Aracne, 1/2011)
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