Elisabetta Mandrioli

Fotografia e memoria

31-12-2014 01:28

"La macchina fotografica era bugiarda? E io, a mia volta, ero forse stata ingannata dalla memoria? Il passato, sommerso e sepolto nel tempo, non poteva più essere verificato. Ma io ero stata imbrogliata per bene" (P. Theroux, Picture Palace, 1978)

"Noi fotografi abbiamo sempre a che fare con cose che svaniscono di continuo, e quando sono svanite non cíè espediente che possa farle ritornare. Non possiamo sviluppare e stampare un ricordo" (Henri Cartier-Bresson)

"Sono giorni, questi, che trovo rassicurante osservare il mondo attraverso l'oculare di una macchina fotografica: la realtà circostante mi appare incorniciata, assolutamente definita. Nel percepirla, non avverto più fastidiose vertigini siderali, poiché tutto è conchiuso in un cubo che è il prolungamento della mia stessa persona, un organo sussidiario della vista, della memoria" (P. Mauresing, L'ombra e la meridiana)


"A quella nobiltà, che è quella di ogni grande arte al suo nascere, si aggiunge, inquietante, una punta di magia. Per la prima volta da che mondo è mondo la luce, manovrata dall'ingegnosità umana, capta degli spettri di esseri viventi. Quelle persone, che oggi sono fantasmi autentici, stanno davanti a noi, come spiriti tornati a visitarci (...). Forse non si è mai osservato che i primi grandi ritratti fotografici sono contemporanei delle prime sedute spiritiche. Qui la riuscita del sortilegio richiede la presenza di un tavolino rotante, là quella di una lastra sensibilizzata; nei due casi, il tramite di un medium (poiché ogni fotografo lo è). Proprio perché tutto del personaggio è presente, senza la selezione preliminare fatta dallo scultore e dal pittore, quelle immagini sono altrettanto difficili da interpretare quanto i volti stessi visti nella realtà. Il più delle volte ci troviamo di fronte a mondi chiusi e opachi. Certe fotografie ci rivelano, senza che sappiamo se si tratta di atti o di tendenze, ciò che quelle persone avrebbero potuto essere o fare, oppure ciò che sono state e hanno fatto. Accade perfino che certe caratteristiche, sviluppate lentamente come sotto l'azione di chissà quale reagente, divengano visibili solo oggi e solo per noi (...). Certe lacune, certi mali o certi vizi che i contemporanei non hanno visto, accecati certo dall'abitudine o dai pregiudizi del rispetto o dell'ammirazione, e la benché minima traccia, scoperta dagli interessati, avrebbe fatto strappar loro quei costosi cartoncini, sono messi in evidenza come se quelle fotografie fossero divenute radiografie" (Marguerite Yourcenar, Archivi del Nord, 1° ed. originale 1977)
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